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segni e forme mi colgono di sorpresa e
mi attraggono, io li registro nella mente, lasciano delle tracce, sono le
impronte a cui attingo per disegnare le mie personali architetture costruite
per i corpi dei danzatori. |
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esse hanno elementi comuni: purezza di segno, ampia
campitura, essenzialità, ma soprattutto rappresentatività di un mondo dai
rimandi ai quali mi sento emozionalmente partecipe.
dai disegni passo alla loro
realizzazione tridimensionale. |
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il disegno, per essere formato in
struttura, deve corrispondere a principi di fattibilità, indossabilità,
relazionalità con lo spazio scenico e con le forme che prevedo essere in scena
durante la piecés. |
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è dunque dopo varie riflessioni che
prende il via la fase realizzativa, durante la quale spesso apporto modifiche o
arricchimenti al progetto originale. benché realizzi sempre una prima struttura
in forma tridimensionale su manichino, sperimentando le proporzioni e
l'idoneità dei materiali prescelti, la sua realizzazione a misura d'uomo
riserva spesso delle sorprese. |
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lavoro spasmodicamente, perché solo a completa
realizzazione conoscerò l'esito dell'opera sotto l'aspetto statico e formale, e
se la struttura non funziona bisogna correggerla o eliminarla. è frutto di
troppo lavoro per arrendersi facilmente. |
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credo di avere acquisito una buona
conoscenza della resa di una vasta gamma di materiali, ma solo la
sperimentazione può confermare o smentire le risposte attese. a volte
costruisco lo steso modello con materiali diversi attendendo differenti risposte
di presenza scenica, di duttilità e di possibilità di trasformazioni formali
attraverso il movimento. |
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a struttura approvata e terminata, la
sperimentazione non è ancora conclusa. quali risposte dà, quando è indossato o
trasportata da un danzatore nello spazio teatrale? quale relazione ci può
essere fra essa e le altre strutture, la luce, la musica, lo spazio teatrale?
qual è la sensibilità interpretativa e relazionale del danzatore? tutte
domande, queste, di importanza enorme, perché toccano il cuore del problema
della messa in scena: il ritmo . |
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rumore-silenzio, luce-buio, movimento-stasi, vuoto-pieno, volumi sonori e
luminosi, interferenze con proiezioni video, voce-suono. è necessario un grande
orchestratore per far nascere un'opera che stia fra terra e cielo.
ma, ahimè, quante volte ci si avvicina a
questo risultato? |
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le mie strutture plastiche tridimensionali
che avvolgono il corpo dei danzatori ne limitano i movimenti e ne trasformano
il corpo. il movimento deve relazionarsi con le forme delle strutture
producendo effetti di meccanizzazione e robotizzazione. |
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grande ispiratore delle mie prime
strutture per il corpo è stato oskar schlemmer, docente di spicco del bauhaus,
essenzialmente con le sue figure del "balletto triadico". |
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sin dal XX secolo, teorici e artisti
dello spettacolo e della danza hanno studiato e sperimentato la sostituzione
della figura dell'attore con una marionetta o con la struttura meccanica,
mettendo così in discussione il protagonismo assoluto dell'attore del teatro
naturalista. attraverso esperimenti scenici ancora oggi insuperati, hanno
contribuito a destrutturare gli elementi fondanti del teatro naturalista a
favore di un nuovo teatro. i nomi da ricordare sono molti: i teorici e
precursori henrich von kleist, walter benjamin e artisti e uomini di teatro
quali craig, depero, leger, klee, exter, jarrj, mejerchol'd, schlemmer,
picasso... |
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oggi gli esperimenti continuano su altri
presupposti di conoscenza ed esperienza. basti pensare ai momix, fra tutti.
sarei contenta di apportare un contributo personale a questo
illustre filone di ricerca. |
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spesso, davanti a un mio costume immobile su un manichino, privato del movimento e quindi in possesso solo del proprio materiale e della propria forma,
qualcuno lo tocca e mi chiede: "sonia, ma di che cosa è fatto?".
è sempre un piacere istintivo, per me, vedere come questo qualcuno, ogni volta, anche se mi
mi conosce ormai da tempo, si stupisca. |
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due dei famosi costuni di sonia biacchi sono stati acquistati da pierre cardin e tuttora esposti al suo museo a parigi. |
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che dire, infine... questa è la mia ultima creazione. ma ancora per poco...
...per vedere altri costumi...
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